Di seguito un accorato appello di Vittorio Parisi, fra le altre cose insegnante di Direzione d'orchestra presso il Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano, che gentilmente mi ha concesso l'opportunità di pubblicarlo. Vi è spiegata molto chiaramente la situazione del mondo dello spettacolo, oggi più che mai sull'orlo del baratro per cronica mancanza di fondi.
Venerdì 25 novembre il mondo dello spettacolo si ferma. Non è la prima volta, e non è solo per una adesione allo sciopero generale che pure ci sarà quel giorno con modalità varie nei diversi comparti. La differenza, stavolta, è che la sera in quasi tutti gli Enti Lirici italiani verrà eseguita la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, a suo tempo scritta per la scomparsa di Alessandro Manzoni e che venerdì verrà utilizzata per sottolineare la morte della musica colta, e non solo di quella, nel nostro paese.
In Italia esiste un organismo denominato FUS, acronimo di Fondo Unico per lo Spettacolo, e destinato a distribuire nel modo più consono possibile (anche se non avviene quasi mai) le sovvenzioni dello stato alle attività musicali, teatrali ecc. Da anni il governo riduce i fondi destinati al FUS e tutti da anni sono abituati a tirare la cinghia, ma il taglio di quest'anno è drammatico e, se confermato, costringerà molti alla chiusura definitiva. Il ministro Buttiglione ha comicamente dichiarato a suo tempo che bisognava manifestare e che se i tagli del suo stesso governo fossero stati confermati lui si sarebbe dimesso. Comicamente perchè manifestare è un'azione contro lui stesso. Naturalmente ha già fatto marcia indietro puntando il dito su sprechi che ci sono stati in passato e ora non ci sono più. Il Presidente del Consiglio, forte di una quasi parentela con un ballerino della Scala e toppando le cifre sul numero dei lavoratori in organico alla Scala, ha anche espresso il suo sentimento di scandalo perchè un ballerino mediamente va in pensione a 45 anni come se ballare a quel livello fosse una cosa per artritici e come se il suo Milan fosse composto di ultraquarantacinquenni.
E' probabile che a chi ci governa non importi un fico secco dell'immagine della cultura italiana, che, non dimentichiamolo, è anche parte del motivo di tanto turismo nel nostro Paese, tanto è vero che lo stesso Presidente del Consiglio dribbla, per restare in termini calcistici, regolarmente la prima della Scala. Preferisce Apicella? Non sarà certo il sottoscritto, pronipote di uno dei caposaldi della canzone napoletana a biasimarlo, ma è un appuntamento quasi istituzionale. In Germania il Presidente della "Rai" locale, e spesso le più alte cariche dello stato, sono presenti alle aperture di stagione di tutte le orchestre sinfoniche della radio sparse per il paese.
Da noi no, anche se le orchestre da 4 che erano dodici anni fa (Torino, Roma, Napoli, Milano) sono ora ridotte ad una (Torino, chiamata pomposamente Nazionale) mentre in Germania solo quelle della Radio sono a Berlino, Amburgo, Colonia, Stoccarda, Saarbrucken, Francoforte, Monaco, Lipsia, e certamente ne dimentico qualcuna, senza dimenticare le altre, dai celebrati Berliner Philarmoniker in giù, per tacere degli innumerevoli teatri lirici. Da noi regioni come la Val d'Aosta, la Calabria e la Basilicata non hanno mai avuto una orchestra stabile. Pur lavorando, come alcuni di voi sanno, nello spettacolo, non ho mai considerato i suoi problemi superiori a quelli della sanità, per esempio, ci mancherebbe. Ma la cultura, e quindi anche la musica, non sono espressione della creatività umana e non aiutano a vivere meglio? Certo da molto tempo si va auspicando l'intervento dei privati nello spettacolo, ma l'intervento dei privati non può di colpo sostituire il contributo pubblico, tanto più che da noi il privato quasi mai è mosso da interessi culturali, ma bensì commerciali, e se il contributo privato non viene defiscalizzato nessuno pensa di versarlo.
Sono il primo a riconoscere che a volte gli Enti Lirici hanno sprecato in passato dei soldi: non è giusto, per fare un esempio, che il Teatro di Cagliari metta in scena una meravigliosa edizione di Capriccio di Richard Strauss con la regia di Ronconi e due anni dopo Torino faccia lo stesso, però con una produzione nuova invece di coprodurre con Cagliari, di un'opera che non è di "repertorio" (quindi si fa raramente) come possono essere Rigoletto o Bohème. Ma questa volta la vita di molti Teatri di lirica, di prosa, è in gravissimo pericolo , come il lavoro dei loro dipendenti. nè va meglio la vita dei Conservatori italiani, che, dopo la legge di riforma del 1999 che li parifica alle Università, fronteggeranno quest'anno, se ci riescono, un taglio del 47%, sì, 47!!!!
Scusate la lunghezza di questo post ma ho ritenuto opportuno farlo, anche per sensibilizzare chi non è informato. Se qualcuno di voi vive in una città sede di un Ente Lirico (Torino, Genova, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Parma, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Cagliari, gli altri sono Teatri di tradizione che sono un'altra cosa) si informi se il teatro della sua città prevede l'esecuzione venerdì sera del Requiem di Verdi. Sarà probabilmente a ingresso libero o su ritiro di inviti fino ad esaurimento posti. Se non c'è mai andato scoprirà un bel luogo e ascolterà qualcosa che, magari ogni tanto, val la pena di sentire. Forse è l'ultima occasione.
Venerdì 25 novembre il mondo dello spettacolo si ferma. Non è la prima volta, e non è solo per una adesione allo sciopero generale che pure ci sarà quel giorno con modalità varie nei diversi comparti. La differenza, stavolta, è che la sera in quasi tutti gli Enti Lirici italiani verrà eseguita la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, a suo tempo scritta per la scomparsa di Alessandro Manzoni e che venerdì verrà utilizzata per sottolineare la morte della musica colta, e non solo di quella, nel nostro paese.
In Italia esiste un organismo denominato FUS, acronimo di Fondo Unico per lo Spettacolo, e destinato a distribuire nel modo più consono possibile (anche se non avviene quasi mai) le sovvenzioni dello stato alle attività musicali, teatrali ecc. Da anni il governo riduce i fondi destinati al FUS e tutti da anni sono abituati a tirare la cinghia, ma il taglio di quest'anno è drammatico e, se confermato, costringerà molti alla chiusura definitiva. Il ministro Buttiglione ha comicamente dichiarato a suo tempo che bisognava manifestare e che se i tagli del suo stesso governo fossero stati confermati lui si sarebbe dimesso. Comicamente perchè manifestare è un'azione contro lui stesso. Naturalmente ha già fatto marcia indietro puntando il dito su sprechi che ci sono stati in passato e ora non ci sono più. Il Presidente del Consiglio, forte di una quasi parentela con un ballerino della Scala e toppando le cifre sul numero dei lavoratori in organico alla Scala, ha anche espresso il suo sentimento di scandalo perchè un ballerino mediamente va in pensione a 45 anni come se ballare a quel livello fosse una cosa per artritici e come se il suo Milan fosse composto di ultraquarantacinquenni.
E' probabile che a chi ci governa non importi un fico secco dell'immagine della cultura italiana, che, non dimentichiamolo, è anche parte del motivo di tanto turismo nel nostro Paese, tanto è vero che lo stesso Presidente del Consiglio dribbla, per restare in termini calcistici, regolarmente la prima della Scala. Preferisce Apicella? Non sarà certo il sottoscritto, pronipote di uno dei caposaldi della canzone napoletana a biasimarlo, ma è un appuntamento quasi istituzionale. In Germania il Presidente della "Rai" locale, e spesso le più alte cariche dello stato, sono presenti alle aperture di stagione di tutte le orchestre sinfoniche della radio sparse per il paese.
Da noi no, anche se le orchestre da 4 che erano dodici anni fa (Torino, Roma, Napoli, Milano) sono ora ridotte ad una (Torino, chiamata pomposamente Nazionale) mentre in Germania solo quelle della Radio sono a Berlino, Amburgo, Colonia, Stoccarda, Saarbrucken, Francoforte, Monaco, Lipsia, e certamente ne dimentico qualcuna, senza dimenticare le altre, dai celebrati Berliner Philarmoniker in giù, per tacere degli innumerevoli teatri lirici. Da noi regioni come la Val d'Aosta, la Calabria e la Basilicata non hanno mai avuto una orchestra stabile. Pur lavorando, come alcuni di voi sanno, nello spettacolo, non ho mai considerato i suoi problemi superiori a quelli della sanità, per esempio, ci mancherebbe. Ma la cultura, e quindi anche la musica, non sono espressione della creatività umana e non aiutano a vivere meglio? Certo da molto tempo si va auspicando l'intervento dei privati nello spettacolo, ma l'intervento dei privati non può di colpo sostituire il contributo pubblico, tanto più che da noi il privato quasi mai è mosso da interessi culturali, ma bensì commerciali, e se il contributo privato non viene defiscalizzato nessuno pensa di versarlo.
Sono il primo a riconoscere che a volte gli Enti Lirici hanno sprecato in passato dei soldi: non è giusto, per fare un esempio, che il Teatro di Cagliari metta in scena una meravigliosa edizione di Capriccio di Richard Strauss con la regia di Ronconi e due anni dopo Torino faccia lo stesso, però con una produzione nuova invece di coprodurre con Cagliari, di un'opera che non è di "repertorio" (quindi si fa raramente) come possono essere Rigoletto o Bohème. Ma questa volta la vita di molti Teatri di lirica, di prosa, è in gravissimo pericolo , come il lavoro dei loro dipendenti. nè va meglio la vita dei Conservatori italiani, che, dopo la legge di riforma del 1999 che li parifica alle Università, fronteggeranno quest'anno, se ci riescono, un taglio del 47%, sì, 47!!!!
Scusate la lunghezza di questo post ma ho ritenuto opportuno farlo, anche per sensibilizzare chi non è informato. Se qualcuno di voi vive in una città sede di un Ente Lirico (Torino, Genova, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Parma, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Cagliari, gli altri sono Teatri di tradizione che sono un'altra cosa) si informi se il teatro della sua città prevede l'esecuzione venerdì sera del Requiem di Verdi. Sarà probabilmente a ingresso libero o su ritiro di inviti fino ad esaurimento posti. Se non c'è mai andato scoprirà un bel luogo e ascolterà qualcosa che, magari ogni tanto, val la pena di sentire. Forse è l'ultima occasione.
1 commento:
...eh già...è veramente una tristezza vedere l'arte e la cultura musicale e non, messe così in secondo piano, come fossero cose superflue, prive d'importanza.
in realtà oltre che a fare bene all'anima la musica fa parte della cultura italiana e non può essere sacrificata per un taglio di fondi.
la verità è che tanto si parla e nulla si fa..è bello riempirsi la bocca di belle parole, dire di essere uomini acculturati e di operare per il bene comune, di "star facendo tuttoil possibile per salvaguardare il patrimonio artistico" e poi nel concreto non interessarsene assolutamente e non sapere assolutamente quanto voglia dire un requiem di Verdi...
sempre detto che il mondo va all'incontrario....
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